Feltri si dimette dall’Ordine dei giornalisti e da Direttore di Libero

Feltri si dimette

Vittorio Feltri si dimette dall’ordine dei giornalisti dopo oltre 50 anni di carriera. Si è dimesso anche dal suo stesso giornale, Libero, fondato nel 2000. Sul quotidiano Il Giornale, il direttore Sallusti ha scritto un editoriale in prima pagina, in cui immagina un Feltri stanco dell’accanimento dell’Ordine dei Giornalisti. Un Ordine che cerca di limitarne la libertà di pensiero con processi disciplinari per “presunti reati d’opinione e continue minacce di sospensione e radiazione”. Sallusti si accanisce contro l’Ordine dei giornalisti che “ti condanna alla morte professionale”.

Sallusti prosegue nel suo editoriale ammettendo che probabilmente Feltri si sia immaginato di essere espulso a breve, ed abbia quindi preferito le dimissioni. Questo gli permetterà di scrivere come libero cittadino pur non potendo più dirigere un giornale. Conclude augurando che “centinaia di colleghi ai quali negli anni Vittorio Feltri ha offerto lavoro e insegnato un mestiere, oggi abbiano un sussulto di orgoglio”.

Feltri si dimette, ma meritava l’espulsione?

Bisogna però fare una distinzione. non è che Vittorio Feltri non sia un gionalista, tutt’altro. Semplicemente è caduto nel tunnel di chi di chi abusa del diritto d’opinione. Ha offeso sommariamente, e ripetutamente, parti di un popolo (checché ne dica Feltri, o chi la pensa come lui, il Sud italia fa parte del popolo italiano), adducendo strani collegamenti tra l’essere Meridionali ed avere basse inclinazioni al lavoro oppure l’essere inferiori se si nasce nel Sud italia piuttosto che nel Nord. Incolpare la popolazione se la condizione economica è più bassa rispetto ad altre parti della stessa nazione rimane un discorso fuorviante, che non rispecchia la verità, come un racconto giornalistico dovrebbe fare. Le sue deduzioni hanno giustificato pedissequamente i dislivelli occupazionali, di reddito e di opportunità tra Nord e Sud accusando di brutte abitudini, affibbiate per nascita, una “razza”, se questa non è offesa razzista, cosa lo è?

per chiarire, snoccioliamo qualche spiegazione giuridica. Il diritto alla libertà di parola ed alla libertà d’opinione si configurano nell’articolo 21 della costituzione. Bisogna però tenere conto anche dell’articolo 3 della costituzione dove si esplica chiaramente che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, razza…”. Inoltre, come nel caso dei reati di ingiuria e diffamazione a tutela dell’onore e del decoro della persona, si fa rifermento alla nozione di “limite del diritto”. Per farla breve vige la buona vecchia regola che cita “i miei Diritti finiscono dove iniziano quelli degli altri“.

Sussulto di Orgoglio?

In realtà non credo ci sia molto di cui essere orgogliosi riguardo le, fin troppo frequenti, esternazioni di Vittorio Feltri. L’Ordine dei giornalisti si occupa anche di dare un decoro alla professione. Reputo anzi tardiva la probabile espulsione di Feltri. Inoltre la “fuga di notizie” arrivata alle sue orecchie per permettergli di salvarsi in modo pulito è alquanto discutibile.

Che serva da monito a tutti, anzichè da “sussulto di orgoglio”, quindi. Quando pensiamo alla libertà di espressione, che non si usi come appiglio per offendere indiscriminatamente chiunque.

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