Referendum sul taglio dei Parlamentari. Facciamo il punto.

Referendum sul taglio dei Parlamentari, era obbligatorio?

Perchè un referendum sul taglio dei Parlamentari? Quando è stata presentata la riforma costituzionale sulla riduzione dei parlamentari erano tutti d’accordo, nell’ottobre del 2019. Votarono praticamente tutti i partiti a favore.

Già a gennaio 2020 la legge sarebbe dovuta entrare in vigore, ma l’iter parlamentare per le riforme costituzionali nel caso non si ottenga una maggioranza di 2 terzi dalle due camere prevede la possiblità di chiedere un referendum da parte di almeno un quinto dei membri di una camera. Nel caso dei senatori il numero minimo era di 64.

Alcuni Senatori allora hanno ben pensato di firmare per indire un referendum costituzionale che dopo uno slittamento a causa del Covid è stato accorpato alle regionali il 21 e 22 settembre. Furono ben 42 di Forza Italia, 9 della Lega , 10 dal gruppo misto, 5 del Partito democratico, 2 di Italia Viva, 2 del Movimento 5 stelle e un Senatore a vita, Rubbia.

Cosa Comporta il Referendum sul taglio dei Parlamentari?

Se durante il referendum dovesse vincere il Sì, i seggi alla Camera passerebbero da 630 a 400 ed al Senato da 315 a 200. Inoltre i Senatori a vita vedrebbero un tetto massimo nel loro numero, non più di 5.

Questi cambiamenti ci porterebbero in basso nelle classifiche europee sul numero dei parlamentari per abitante.

Sì o no?

Analizziamo con calma le varie tesi di chi sostiene il no che si riassumono principalmente in queste:

  • Si perderebbe la rappresentatività del popolo, aumentando di molto quanti abitanti ogni deputato dovrebbe rappresentare.
  • Si aprirebbe una maggiore facilità dei capi partito di inserire i propri uomini nei pochi posti disponibili
  • La Democrazia non ha prezzo, ed il millantato risparmio di 500 a legislatura è anche falsato.

Adesso diamo uno sguardo alle tesi che sostengono il sì:

  • Snellimento delle porocedure in parlamento ed eliminazione della frammentazione tra gruppi parlamentari
  • Riduzione dei costi della politica, stimato in 500 milioni a legislatura

Chi ha ragione?

Riguardo la rappresentatività: il numero di parlamentari deciso dai padri costituenti nasce in un periodo in cui la tecnologia era inesistente ed era importante un numero congruo che potesse viaggiare in giro per l’italia per creare contatto con il popolo. Anche la Francia ha avviato l’iter per un taglio del 25% con l’aggiunta della soppressione della corte di giustizia della Repubblica, organo preposto a giudicare i ministri. Inoltre, e con questo ci si aggancia al discorso dei capi partito, spesso non è il singolo deputato a votare in coscienza, ma vota seguendo le direttive del partito. Paradossalmente potremmo avere 10 persone in parlamento e dare un valore ai loro voti in base al peso politico-elettorale. Sono davvero rari i casi in cui qualcuno voti contro il proprio partito e spesso poco dopo lo si vede nel gruppo misto a pascolare fino a fine legislatura.

Ma la diatriba maggiore regna sul discorso economico. I sostenitori del si sostengono un risparmio annuale di circa 100 milioni, quelli del no di circa 80 milioni. va da sè però che nei conteggi dei sostenitori de no risiede una postilla “potrebbe anche essere considerata imprecisa in quanto tiene conto solo dei risparmi derivati da indennità e rimborsi per ogni deputato o senatore in meno, e non dei possibili risparmi provenienti anche dal solo fatto che nelle due aule siederebbero 345 parlamentari in meno”.

Anche l’Osservatorio dei Conti Pubblici dice la sua abbassando ulteriormente la stima del risparmio netto a 57 milioni all’anno. In questo caso si considerano i soldi che ogni parlamentare versa nuovamente nelle casse dello stato sotto forma di tasse.

In sostanza tutti queste letture potrebbero avere un loro fondamento ma se parliamo di risparmio che senso ha conteggiare solo indennità e rimborsi? E perchè scorporare i soldi che tornano nelle casse dello stato visto che una volta finita la legislatura abbiamo le loro pensioni da pagare? Non servono forse a questo le tasse imposte ad ogni tipologia di lavoratore, loro compresi?

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